Due antenati (1600-1700) degli attuali proprietari facevano parte della Commissione che esaminava i libri prima che fossero stampati. Se non approvati, venivano messi all’Indice e quindi bruciati, come attestano disegni e documentazioni dell’Archivio.
Sarà anche esposto il telegramma di metà ’800 con cui Roberto Beraudo di Pralormo, bisnonno dell’attuale proprietario, accettava la proposta di matrimonio e comunicava la felicità della figlia . Il telegramma fu inviato all’indirizzo delle Poste Vaticane, in quanto il bisnonno era Ambasciatore della Santa Sede.
In esposizione anche una collezione di sigilli con lo stemma di famiglia utilizzati per chiudere lettere e documenti. I sigilli venivano consegnati ai figli maschi quando raggiungevano la maggiore età, perché il padre “dava la firma” attraverso lo stemma di famiglia.
Fra le altre collezioni esposte, quella di carte da lettere di inizio ’800, che recano in alto a sinistra le iniziali sormontate dalle corone delle persone che scrivevano; e quella di astucci di cuoio che contenevano le lettere che i bambini scrivevano ai genitori nelle occasioni speciali di famiglia, per dimostrare anche i progressi nella calligrafia. I bambini studiavano in casa con i precettori fino ai 10-13 anni, poi nei collegi, quasi sempre dai Gesuiti e, infine, alcuni frequentavano l’università o intraprendevano la carriera militare.
Curiosa, poi, la caricatura di tre ragazze nascoste da un cavalletto di pittura, che disegnano, di spalle, un ragazzo nudo. Risale agli inizi del ’900, quando le ragazze di buona famiglia studiavano in casa e tra le lezioni c’era anche quella di pittura dal vero. In questo caso si tratta della “lezione di nudo” e il modello è uno dei fratelli.
Questo evento fa parte di
- 3 ottobre 2026