Nel 2019 Karla Hiraldo Voleau scrive una lettera a se stessa, nel futuro. È in Grecia, da sola, fa un lavoro che la fa svegliare presto e che le tiene le mani nella terra. Si fotografa ogni giorno. È un periodo in cui percepisce il proprio corpo in maniera distorta, si ossessiona su certi dettagli: costruire immagini di sé è un modo per rovesciare quella sensazione, una terapia d’urto per stare.
Nel 2024, in Italia, Hiraldo Voleau rilegge quella lettera e risponde. Scrive che no, non passa abbastanza tempo lontana dal telefono, al sole. No, non è diventata madre e sì, si preoccupa ancora di come appare il suo corpo. Un corpo di cui non si cura quanto dovrebbe - o quanto crede di dover fare - ma che le permette di scalare 2500 m, di correre anche quando non lo vuole.
You Can Have It All emerge da due momenti distanti cinque anni, da due passaggi complessi e densi, dalla rottura, dal dismorfismo, dalla rabbia e dall’insonnia. La fotografia li trasforma entrambi.
Piazza Carlo Alberto 8 , Torino