Tre teste, tre corpi collegati dallo stesso attrezzo: le cinghie aeree. Un’alleanza instabile, fatta di resistenza e di riconoscimento reciproco.
La Voce della Chimera esplora un’idea quasi istintiva: la convivenza esiste solo quando accetta la propria imperfezione.
Lo spettacolo interroga ciò che significa essere insieme. Dobbiamo necessariamente somigliarci per coesistere? Questa domanda, allo stesso tempo intima e politica, attraversa l’intera opera: parla delle famiglie, delle comunità e di quella tensione che unisce senza mai unificare del tutto.
In scena, tre interpreti condividono lo stesso sistema di cinghie. Il loro equilibrio dipende da quello degli altri: a ogni gesto, l’altro si reinventa. Ogni sospensione, ogni rilascio diventa risposta. Le loro traiettorie si incrociano: attirarsi, respingersi, sorreggersi, sollevarsi, annodarsi di nuovo. A volte siamesi, prigionieri dei propri intrecci; a volte elettroni liberi, separati per un istante prima di ricadere nella stessa gravità comune. Compongono un corpo collettivo in tensione, oscillando tra costrizione e abbandono.
Con Pablo Penailillo, Nicolás Palma, Cristóbal Espoz.