Nel XIX secolo l’amore entra nella letteratura come mai prima: non più destino collettivo o convenzione sociale, ma voce individuale, forza di desiderio e rovina. Emma Bovary, Anna Karenina, Catherine Earnshaw e le donne di Jane Austen vivono l’amore come una febbre che cambia il corpo e il mondo. In loro si consuma la nascita della soggettività femminile moderna: l’illusione romantica diventa malattia, la passione coincide con la libertà e con la morte, la tenerezza si confonde con la colpa. Le eroine ottocentesche amano con una coscienza che precede il femminismo: sono donne che sentono troppo, che chiedono di esistere anche nel loro errore.
Le loro storie ci parlano ancora oggi perché mostrano che l’amore, quando è assoluto, non redime ma rivela — e che la letteratura, prima di ogni altra voce, ne ha raccontato la vertigine.
Durata 50 min.
Sala Biblioteca
Via Gianbattista Bogino, 9 - 10123, Torino