In una cella, a poche ore dal processo che lo condannerà definitivamente, è detenuto Fowle, un uomo reo di aver assassinato la sua giovane compagna a cui viene assegnato dall'autorità giudiziaria - per legge - un difensore d'ufficio, l'avvocato Morgenhall che, pur essendosi dedicato con impegno agli studi delle materie giudiziarie, non si è mai visto assegnare una causa di femminicidio prima di questo caso.
La difesa di Fowle sarà dunque un’occasione per riuscire a dare una svolta (e un senso) al suo lavoro che, come lui stesso ammette, ha sempre amato e onorato anche nei momenti più bui.
Difendere questo imputato però presenta non pochi ostacoli e difficoltà, sia perché Fowle è pienamente convinto dell'omicidio che ha commesso, sia perché pare non avere nessuna intenzione di farsi scagionare, volendo espiare tutta la sua colpa all’interno della prigione, dove la sua unica distrazione è guardare fuori dalla finestra e immaginare una foresta.
Attraverso un gioco di immaginazione i due iniziano a inscenare il processo che avverrà di lì a poco, inventando personaggi, giudici, testimoni, accuse e controaccuse, ipotizzando una vittoria schiacciante della difesa.
Quella del detenuto e del suo avvocato è una storia fatta di dialoghi surreali, divertenti e allo stesso tempo amari. È la vicenda di due uomini soli, a loro modo falliti, la cui rigenerazione avviene grazie a uno degli strumenti più potenti in possesso dell'essere umano: l’immaginazione.
Nel momento in cui attuano la messa in scena di un finto processo, le barriere socio-culturali si annientano e i loro due mondi, apparentemente troppo distanti, si toccano, generando una storia fatta di empatia e comprensione.
In collaborazione con il Teatro Stabile di Torino.