Lo spettacolo nasce dall’incontro tra due personaggi provenienti da altre pièce teatrali, un disgraziato con ambizioni filosofiche e una suora strampalata, creati dagli
interpreti di Un appuntamento al buio.
In un angolo remoto di un parco, attorno a una panchina, i due personaggi s’incontrano per un appuntamento al seguito di un annuncio. L’incontro, anziché produrre un’improbabile un’intesa, diventa il terreno di malintesi e tentativi falliti di connessione, in cui spesso emergono il ridicolo e l’inverosimile.
Il paradosso centrale della commedia non è tanto l’incontro maldestro tra i due ma la loro esistenza, così distorta e frammentata che sembra rispecchiare il caos del mondo in cui vivono, si riflette sull’identità. I due si trovano a dover rispondere a una domanda tanto semplice quanto profonda: chi sono io?
In un gioco in cui alle situazioni s’intrecciano citazioni più o meno erudite - Shakespeare, Montale, Benni, Nicolaj - si snoda una vicenda umana ridicola, dove l’identità diventa fluida e si esprime attraverso il gioco del teatro.
Un finale imprevisto e imprevedibile risolve le inverosimili azioni create.